venerdì 6 novembre 2009

TURIANI (SINISTRA UNITA): L'AMMINISTRAZIONE HA OSTACOLATO IL MERCATINO DI CAMPAGNA AMICA

“L’Amministrazione ha ostacolato il Mercatino di Campagna Amica”, Vincenzina Turiani, di Sinistra Unita, critica la giunta Aguzzi per aver ostacolato l’iniziativa della Coldiretti.

“Apprendiamo favorevolmente che il ritorno del Mercato di Campagna Amica promosso dalla Coldiretti ha riscosso un grande successo – ha detto Turiani - Mercoledì scorso in piazza Avveduti le bancarelle dei produttori di tanti generi alimentari nostrani hanno praticamente finito tutto quanto avevano. Quello che, però, vorremmo sottolineare è che questa Amministrazione ha in parte ostacolato questa manifestazione esprimendo, prima, la volontà di spostarla al Codma e solo dopo malumori di concedere piazza Avveduti”.

Vincenzina Turiani critica anche la decisione del sindaco Aguzzi di spostare il mercato da piazza XX Settembre a piazza Avveduti: “E' vero che la piazza principale di Fano è anche il salotto della città ma è anche vero che nella stessa piazza si svolge da sempre il mercato. Tra l'altro in piazza XX Settembre erano presenti circa 25 bancarelle di Campagna Amica mentre in piazza Avveduti c'è posto solo per 5 bancarelle in più a ridosso di strade trafficate. Questo ci conferma la non giusta sensibilità dimostrata da questa Amministrazione. SU si augura, invece, che in futuro sia prestata maggiore attenzione a simili iniziative ed invita la Giunta a ridare la giusta importanza al Mercato di Campagna Amica concedendo di nuovo piazza XX Settembre oppure concedendo più spazi in piazza Avveduti (per almeno 15 espositori) salvaguardando il mercatino biologico dall'inquinamento”.

mercoledì 4 novembre 2009

MASCARIN (SINISTRA UNITA): CROCEFISSO NELLE AULE, UNA RIFLESSIONE LAICA

Molti degli interventi - anche a livello locale - seguiti alla decisone della Corte di Strasburgo sul divieto d’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche, hanno di fatto sostenuto che un Paese e un’Europa, che non riconoscessero la propria anima cristiana, che escludessero il cristianesimo e ne misconoscessero il valore non soltanto storico ma fondativo, finirebbero in una apostasia da se stessa, prima ancora che da Dio. In questo senso, trovo il riaffacciarsi del tema delle “radici cristiane” ideologico e apologetico. Ma non è una discussione da prendere sotto gamba o solo da cultori della materia religiosa o, viceversa, della laicità. Essa presenta risvolti che, se portati alle loro conseguenze, non sono secondari nella nostra vita pubblica, soprattutto in questa fase della storia italiana. Interrogarsi sulle proprie radici equivale ad immettersi in questioni all’apparenza semplici ma in verità difficilmente risolvibili. Ad esempio, affermare che la nostra tradizione, la nostra cultura, la nostra etica si fonda sul cristianesimo può significare che si assegna, a prescindere dalle genuine intenzioni dei proponenti, una coscienza etica di serie B a tutti coloro che non si riconoscono in nessuna chiesa o religione (che è, ad esempio, il mio personalissimo caso)

Sono sempre stato convinto che la fede che ha bisogno di affermazioni formali è una povera fede. Viceversa, una politica che usa, che fa un uso strumentale, della religione e dei suoi simboli è una povera politica. La religione cattolico-romana non è più da tempo religione di Stato. Ma allora, perché questo continuo riferimento alla "società cristiana", alle “radici cristiane” da rivendicare per difendersi da non si sa quali nemici? La verità, a mio parere, è che si cerca nell’affermazione verbale - reiterata ed insistita - la risposta alla crisi di identità di parte della società. Stefano Levi della Torre ha scritto che “un tempo i credenti pensavano vero ciò che credevano e da ciò traevano la loro identità. Oggi pensano vera l’identità e da ciò traggono il loro credere”. Insomma appare evidente che oggi più della condivisione di convinzioni di fede profonde sembra prevalere la volontà di affermare un’identità collettiva attraverso l’adesione a un credo religioso. E’ l’affermazione di un’appartenenza ad un mondo, ad una cultura e non ad una esperienza di fede.

In questo senso il rischio che oggi stiamo però vivendo è quello di una “confessionalizzazione” delle istituzioni pubbliche, con la strumentale complicità - soprattutto in ambito politico - di tanti “atei devoti”. Credo che in questo contesto il compito della politica sia invece quello di prospettare un futuro che trovi il fondamento nel presente. Un Paese che ha acquisito il valore delle libertà, costruito anche sulle ceneri di sanguinose dittature, non si chiude sul proprio passato, ma si proietta verso un futuro degno della sua storia (quella società multietnica che, per altro, tanto ricorda quella Roma che vide la nascita delle prime ecclesie). È su questa pluralità di radici che dobbiamo edificare la nuova Europa e una nuova Italia e dischiudere i nuovi orizzonti della nostra cultura. Non mi si fraintenda quando dico questo: non penso certo di fare intercultura per sottrazione, "togliendo", azzerando, ricercando una impossibile neutralità. Però, prendere consapevolezza di sé, della propria ricchezza culturale, significa, nel contempo, avere coscienza della "relatività" e "non esaustività" della stessa. E questo non è relativismo etico. I cristiani dovrebbero e potrebbero contribuire alla quotidiana vita sociale accettando di essere una delle voci che dialoga sulla pubblica piazza e dando, su questo piano, la loro appassionata testimonianza. La piena libertà religiosa è il fondamento di ogni stato che voglia dirsi seriamente laico. Essa richiede che nessuna opzione di fede e nessuna manifestazione di culto sia né favorita né discriminata; che il diritto a non professare alcuna religione sia altrettanto garantito, e che lo siano anche tutte le identità sessuali e ogni manifestazione del pensiero; che lo Stato – che ovviamente deve essere democratico e costituzionale - sia insomma garante di libertà e di diritti e non portatore di un’etica.


lunedì 2 novembre 2009

BRAMATI (SINISTRA UNITA): SU VIA ROMA ELIMINIAMO STOP E SVOLTA A SINISTRA PER VIA DELL'ABBAZIA

“Siamo più volte intervenuti sullo stop di via Roma –dice Giorgio Bramati di Sinistra Unita- ed abbiamo più volte chiesto di eliminare sia stop che svolta a sinistra. Dopo gli ultimi provvedimenti torniamo a chiedere nuovamente di modificare la viabilità presente in via Roma, ripristinando le ciclabili ed impedendo a chi viene dal mare di svoltare a sinistra. Questa sarebbe una soluzione positiva per pedoni e ciclisti ed eviterebbe anche le code per gli automobilisti. Apprendiamo invece dalla stampa che l'amministrazione comunale starebbe per decidere di invertire nuovamente lo stop in via Roma, tornando alla scandalosa decisione di permettere a chi viene dalla direzione mare di girare a sinistra senza dare la precedenza. Molti cittadini sono estremamente preoccupati, per non dire furibondi, memori non solo delle lunghe code che si creerebbero, ma anche della pericolosità di un assurdo stop collocato su una strada statale per chi non deve cambiare direzione”.“Tutti si ricordano infatti l'elevatissimo numero di incidenti che c'erano con una soluzione di quel tipo (adesso sono indubbiamente diminuiti anche se non scomparsi, anche oggi uno, a conferma che la pericolosità è proprio dovuta dalla svolta a sinistra) e tutti si ricordano del fatto che chi svoltava a sinistra arrivava a velocità pazzesche (fino a 80 Km/h) e s'immetteva contromano da 90-100 metri prima. Le scene che si potevano osservare ogni giorno erano al limite della fantascienza, roba da terzo mondo. A questo punto non possiamo far altro che ribadire tutta la nostra avversione ad una viabilità di questo tipo senza escludere iniziative più decise insieme ai tanti cittadini contrari fino ad arrivare di fronte all’Autorità Giudiziaria visti i comprovati pericoli sia per pedoni e ciclisti che per gli automobilisti. Sinistra Unita segnala a tutta la cittadinanza l’immobilismo di questa amministrazione anche sul problema della viabilità, sottolineando sia lo scarso senso di responsabilità della Giunta che l’evidente incompetenza”.

domenica 1 novembre 2009

AUSPICI (SINISTRA UNITA): SUL PIANO CASA A FANO TUTTO TACE

La Regione Marche ha approvato la legge sul cosiddetto “Piano casa” e a Fano non si è udito rumore. Sono già 15 giorni che è stata pubblicata sul BUR e tutto tace, a differenza di altri comuni dove si è già aperto un confronto e si sono presi provvedimenti. Si tratta della possibilità di ampliare edifici esistenti residenziali e non di un buon 20% con la possibilità di demolire e ricostruire da nuovo con la possibilità di incrementare l’edificabile di un 35% fino ad un 50% per l’edilizia pubblica. Infatti gli edifici interessati dal provvedimento sono tutti, sia pubblici che privati. Ci sono dei vincoli ma i benefici maggiori potrebbero arrivare proprio alla cosa pubblica. Un’opportunità offerta da una legge regionale che prevede, ad esempio, con accordi fra Comune ed Erap di ricostruire con un più 50%. Già, una grande opportunità di valorizzare il patrimonio pubblico senza passare per una STU già superata quanto dimenticata. Ma a parte la STU di una volta, ora non si dice niente di questa legge. Cosa ancora più strana e preoccupante è che la stessa legge dà ai Comuni 45 gironi per limitare e regolamentare questi incrementi urbanistici in deroga anche al PRG già generoso.

Sinistra Unita ha presentato a proposito una interrogazione in Consiglio Comunale per sapere come questa Amministrazione vuole comportarsi, chiedendo se vorrà regolamentare il tutto o come al solito abdicare ai proprio doveri. La cosa ci preoccupa in quanto le ricadute sul territorio potrebbero essere veramente importanti sia in positivo che in negativo. Non si tratta solo di stimolare lavoro ma anche di adeguare alle nuove norme antisismiche ed energetiche tutto un parco immobiliare. Su questo vorremmo attenzione.

I tempi per farlo sono brevi, solo 45 giorni appunto di cui ne sono già passati 15 senza alcun segnale. La nostra interrogazione vuole essere di stimolo e non mancheremo di trasformarla in mozione per cercare di vincolare questa amministrazione molto distratta a governare.

Restiamo convinti che il PRG Fanese da poco varato realizzi fin troppo cemento e governi ben poco dello sviluppo futuro della città. Detto questo sul PRG, ancora più grave sarebbe non indirizzare il “Piano Casa” che viste le attuali condizioni economiche offre comunque buone possibilità. Quello che manca è “solo” un po’ di senso di responsabilità della nostra amministrazione. Ma questa non è una novità.

Teodosio Auspici/Sinistra Unita

venerdì 30 ottobre 2009

INTERROGAZIONE SU APPLICAZIONE LEGGE REGIONALE 8 OTTOBRE 2009 N. 22 PIANO CASA

Il sottoscritto Samuele Mascarin in qualità di consigliere comunale, sollecita il seguente chiarimento.


Premesso che

Con legge regionale 8 ottobre 2009, n. 22 denominata "Interventi della Regione per il riavvio delle attività edilizie al fine di fronteggiare la crisi economica, difendere l'occupazione, migliorare la sicurezza degli edifici e promuovere tecniche di edilizia sostenibile" pubblicata sul B.U.R. Marche in data 15/10/2009 il Consiglio Assemblea-Legislativa regionale delle Marche ha approvato gli ambiti di applicazione del “Piano Casa”;


Considerato che

- nella suddetta Legge Regionale vengono indicati limiti e deroghe all’attuale impianto normativo in materia Urbanistica prevedendo ampliamenti volumetrici degli edifici esistenti anche a mezzo di demolizione e ricostruzione con notevole ricaduta sul territorio comunale;

- gli ampliamenti volumetrici consentiti hanno per oggetto sia edifici residenziali che edifici non residenziali ubicati in zone omogenee a destinazione industriale, artigianale, direzionale, commerciale e agricola;

- detti interventi sono consentiti anche per gli edifici destinati ad opere pubbliche o di pubblica utilità, compresi gli edifici di edilizia residenziale pubblica nonché gli immobili di proprietà della Regione, degli enti locali e delle aziende del servizio sanitario regionale;

- sono consentiti, previo accordo di programma tra ERAP e Comune, interventi di demolizione anche integrale e ricostruzione di immobili di edilizia residenziale pubblica con notevole possibilità di ampliare l’offerta di residenza pubblica;


Chiede

- se questa Giunta ritenga necessario avviare una verifica di tutti gli immobili di proprietà pubblica potenzialmente interessati da detto provvedimento;

- se questa Giunta ritenga necessario aprire subito un tavolo di confronto con l’ente ERAP al fine di individuare eventuali ambiti di applicazione delle legge medesima;


Considerato inoltre che

- all’articolo 9 della suddetta legge regionale n. 22 si stabilisce che entro il termine perentorio di quarantacinque (45) giorni dalla data di entrata in vigore della legge stessa i Comuni possono limitarne l’applicazione in relazione a determinati immobili o zone del proprio territorio;


Chiede

- se questa Giunta abbia intenzione di aprire immediatamente un confronto nella città relativamente ai riflessi che detta legge potrà avere sul territorio comunale e ad assumere i provvedimenti necessari all’attuazione operativa della legge così come previsto all’art. 9 della medesima.


Fano, 31 ottobre 2009

Samuele Mascarin/Consigliere comunale Sinistra Unita

giovedì 22 ottobre 2009

MOZIONE PER L’ISTITUZIONE DI UN OSSERVATORIO CONTRO L’OMOFOBIA

Il Consiglio comunale di Fano


Premesso che

- Il principio generale di non discriminazione ha valore universale, riguarda ogni persona e, come tale, è affermato nelle norme di diritto internazionale fin dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948;

- la Costituzione della Repubblica Italiana all'art.3, comma 2, annovera tra i propri compiti la rimozione di tutti quegli ostacoli che limitando la libertà e l'uguaglianza impediscono la partecipazione all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese;

- la Raccomandazione n. 1117/89 del Parlamento Europeo invita il Consiglio europeo e gli Stati membri a tutelare i diritti delle persone transessuali e a superare ogni forma di discriminazione;

- il Parlamento europeo nella risoluzione dell'8 febbraio 1994, e in diversi atti successivi, invita gli stati membri a rimuovere ogni forma di discriminazione fondata sull'orientamento sessuale ed ad intraprendere campagne ed iniziative contro le forme di discriminazione menzionate;


Considerato che

- in Italia sopravvivono ostacoli che incidono sulle condizioni di esercizio dei diritti delle persone omosessuali e transessuali;

- la motivazione della condizione delle persone aggredite per il loro orientamento sessuale o identità di genere configura l’aggressione nella categoria dei cosiddetti “crimini d’odio” (hate crimes), azioni criminali intese a danneggiare o intimidire persone a causa della loro razza, appartenenza etnica, orientamento sessuale, identità di genere o di altra condizione di gruppo minoritario;


Si ritiene

- necessario avviare un Osservatorio per il superamento delle discriminazioni verso le persone omosessuali e transessuali;

- che tale Osservatorio sarà mirato ad individuare bisogni e a progettare interventi sul piano sociale e su quello culturale, con l’obiettivo della realizzazione di un clima sociale fondato sul rispetto e sull’inclusione;


Considerato inoltre che

- l’Osservatorio assolverà la propria funzione agendo nei seguenti campi:

a) costituire una banca dati sulle esperienze realizzate in Italia e all'estero per la tutela dei diritti delle persone omosessuali e transessuali;

b) diffondere e mettere a disposizione dei cittadini le informazioni raccolte anche attraverso la creazione di pagine web sul sito del Comune;

c) valorizzare la funzione informativa e documentaria svolta sul territorio cittadino dalle biblioteche comunali proponendo l’acquisizione di testi relativi alle tematiche omosessuale e transessuale;

d) promuovere iniziative culturali (dibattiti, presentazione di libri e di video, mostre) finalizzate a favorire il dialogo fra le differenze;

e) collaborare con le associazioni presenti sul territorio per sviluppare iniziative comuni;

f) partecipare alle attività della “Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni per il superamento delle discriminazioni basate sull'orientamento sessuale e sull'identità di genere”;


Invita

il Parlamento italiano ad estendere anche all’orientamento sessuale e all’identità di genere le tutele previste dalla legge 205 del 1993, detta “Legge Mancino”, nei confronti di atti di “discriminazione, odio o violenza per motivi razziali etnici, nazionali o religiosi”.


Impegna la Giunta

- ad istituire un “Osservatorio per il superamento delle discriminazioni delle persone omosessuali e transessuali”;

- ad assumere i provvedimenti necessari all'attuazione operativa del progetto mediante l’individuazione tra il personale dipendente di quello più idoneo, anche attraverso un eventuale ampliamento del settore, e la determinazione degli impegni di spesa che si renderanno necessari per lo svolgimento dell’Osservatorio.


Fano, 22 ottobre 2009

Samuele Mascarin / Consigliere comunale di Sinistra Unita

martedì 20 ottobre 2009