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mercoledì 14 marzo 2012

ORDINE DEL GIORNO URGENTE PER LA DIFESA DELL’ART.18 DELLO STATUTO DEI DIRITTI DEI LAVORATORI

Il Consiglio comunale di Fano

Preso atto

- del dibattito in corso a livello nazionale sul tema della c.d. flessibilità in uscita e, più in particolare, sul tema delle modifiche che sarebbero da apportare all’articolo 18, legge n. 300 del 1970 (Statuto dei diritti dei Lavoratori) circoscrivendone gli effetti e/o limitandone il campo d’applicazione;
- che provvedimenti di questa natura sono oggi allo studio del Governo, nell’ambito di una riforma del mercato del lavoro predisposta con la finalità di ridurre il dualismo del mercato del lavoro e favorire l’occupazione delle fasce più deboli della popolazione, e in particolare dei giovani;
- della grande confusione e dei numerosi equivoci che sono stati ingenerati nell’opinione pubblica da una comunicazione giornalistica e politica, talvolta eccessivamente semplificatoria e spesso del tutto errata, in riferimento alla struttura e alla funzione dell’art. 18 St. lav.,;
- della prospettata connessione, da parte del Governo, tra revisione dell’art. 18 e coeva riforma degli ammortizzatori sociali indirizzata a una generalizzazione e universalizzazione di questi ultimi;

considerato

- che l’art. 18, diversamente da ciò che si dice o si lascia intendere, non impedisce affatto il licenziamento individuale, ma si limita a prevederne l’inefficacia (ossia l’inidoneità a rompere il contratto di lavoro) ove detto licenziamento sia privo di una giusta causa o di un giustificato motivo soggettivo (e cioè attinente alla condotta del lavoratore) o oggettivo (e cioè attinente alla gestione dell’impresa da parte del datore di lavoro);
- che la conseguenza prevista dall’art,. 18 per i casi di licenziamento illegittimo, è la reintegrazione del lavoratore illegittimamente licenziato nel proprio posto di lavoro;
- che tale “restituito in integrum” è il più antico ed efficace rimedio contro gli abusi;
- che la possibilità per il giudice di reintegrare un lavoratore illegittimamente licenziato non rappresenta affatto un unicum italiano, essendo prevista negli ordinamenti di altri 14 paesi dell’Unione Europea su un totale di 27, come peraltro conferma l’indice di rigidità del mercato del lavoro attribuito all’Italia nelle tabelle statistico comparative dell’OCSE, laddove il nostro Paese occupa la zona mediana della classifica, insieme a paesi come la Germania e la Francia;
- che tale forma di tutela non esplica effetti soltanto al momento dell’eventuale licenziamento ma anche e soprattutto nel corso dell’intero rapporto di lavoro, essendo precondizione del concreto esercizio, da parte dei lavoratori, di ogni altro fondamentale diritto (sindacale, retributivo, alla professionalità, alla salute e sicurezza sul lavoro ecc.), il cui formale riconoscimento sarebbe in concreto vanificato, ove il datore di lavoro avesse la possibilità di licenziare accampando motivazioni non suscettibili di controllo da parte del giudice;
- che il principio di giustificatezza di ogni licenziamento è oggi previsto non solo dalla normativa nazionale (legge n. 604/1966) ma anche da norme di diritto internazionale (Convenzione OIL n. 158/82) e dell’Unione europea (Art. 30 della Carta di Nizza);
- che le tutele nel rapporto di lavoro e le tutele nel mercato del lavoro sono certo intrecciate, ma assolvono funzioni diverse e coinvolgono soggetti e responsabilità diverse, essendo le une prioritariamente orientate a riequilibrare un rapporto a naturale vocazione asimmetrica, le altre funzionali ad assicurare lavoratrici e lavoratori contro i rischi connessi alla perdita del lavoro;
- che vi è senz’altro connessione tra la materia degli ammortizzatori sociali e il tema dei licenziamenti e, più in generale, della perdita del lavoro, purché si discuta di licenziamenti legittimi, ossia provvisti di una adeguata motivazione, i quali sono peraltro sempre più ricorrenti in ragione dell’aggravarsi della crisi economica, e non di licenziamenti abusivi i quali diventerebbero leciti grazie alla previsione di forme di sostegno al reddito universali, il che sarebbe invece un assurdo;
- il quadro attuale del mercato del lavoro italiano, caratterizzato da altri tassi di disoccupazione giovanile e femminile, precarietà diffusa, pressoché totale assenza di diritti e di ammortizzatori sociali per milioni di lavoratori non tutelati dagli strumenti a disposizione dei lavoratori subordinati con contratto a tempo indeterminato;
- la situazione di enorme difficoltà vissuta dalle imprese e dagli artigiani, che sono molto più interessati a ottenere accesso al credito e minore burocrazia piuttosto che la libertà indiscriminata di licenziare;

ritiene

- che in tale contesto l’eliminazione dell’art. 18 per tutti o per alcune categorie di lavoratori, in particolare i neoassunti, diminuirebbe il potere contrattuale dei lavoratori a causa della cancellazione delle tutele previste per i licenziamenti illegittimi e creerebbe una inaccettabile discriminazione tra lavoratori;
- che l’articolo 18 non costituisca affatto un freno agli investimenti o alla crescita dimensionale delle imprese;
- che il Governo debba concentrarsi sull’estensione delle tutele a quelle categorie di lavoratori che ne sono oggi prive anziché dare il via libera alla libertà di licenziamento;

chiede al Governo

- di non procedere alla modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, se non, eventualmente, nei termini di una limitazione delle poste risarcitorie cui sono oggi esposte le imprese, intervenendo esclusivamente sulla durata dei processi in materia di licenziamento, e valutando, al contempo, la concreta possibilità di una estensione dell’art. 18 St. lav. alle imprese sotto i 16 addetti, questa sì idonea a ridurre un dualismo non più ragionevole ;

- di attuare provvedimenti che comportino l’estensione dei diritti a quelle forme di impiego che attualmente ne sono sprovviste e l’assegnazione di nuove ingenti risorse per gli ammortizzatori sociali, indispensabili ad una loro generalizzazione e universalizzazione;

impegna

- la Presidenza del Consiglio Comunale ad inviare questo documento al Governo e al Presidente della Repubblica


Fano, 12 marzo 2012

Samuele Mascarin Consigliere comunale di Sinistra Unita

mercoledì 28 settembre 2011

ORDINE DEL GIORNO GIORNATA INTERNAZIONALE DI SOLIDARIETA’ CON IL POPOLO PALESTINESE

Il Consiglio comunale di Fano

premesso che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato il 29 novembre come la Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese nelle Risoluzione 32/40 B del 2 dicembre 1977;

ricordato che il 29 novembre è stato scelto poiché in quel giorno del 1947 l’Assemblea Generale dell’Onu istituiva in Palestina uno "Stato ebraico" e uno "Stato arabo", assegnando alla città di Gerusalemme uno speciale status internazionale gestito dalle Nazioni Unite;

preso atto che dei due Stati previsti nella Risoluzione 181 (II) del 1947, conosciuta come Partition Resolution, finora è stato creato solo Israele;

ricordando che ancora oggi il popolo palestinese è costretto a soffrire le conseguenze della lunga occupazione militare israeliana, una violenza continua, quotidiana, ordinaria, a volte manifesta, a volte invisibile, spesso nascosta dai grandi mezzi d’informazione;

visti i rapporti delle Nazioni Unite che documentano come ancora oggi la vita dei palestinesi sia scandita da umiliazioni, maltrattamenti, soprusi, discriminazioni, posti di blocco, muri, insediamenti, abbattimento di case, aggressioni, arresti e uccisioni;

considerato che la continua espansione degli insediamenti e la costruzione del muro nei territori occupati, la demolizione delle case e gli sfratti anche a Gerusalemme Est sono contrari al diritto internazionale e costituiscono il principale ostacolo alla continuazione dei negoziati;

ribadisce che la continuazione dell’occupazione militare israeliana dei Territori Palestinesi 1) comporta immani sofferenze, la violazione sistematica dei fondamentali diritti umani dei palestinesi e il progressivo deterioramento delle loro condizioni di vita; 2) riduce lo spazio per il dialogo, la comprensione reciproca e la ricerca di soluzioni negoziate tra i due popoli; 3) impedisce di risolvere pacificamente il conflitto mediante la creazione di uno stato palestinese accanto a quello israeliano a causa della continua espansione degli insediamenti israeliani; 4) alimenta la frustrazione, la disperazione, la rabbia e il desiderio di riscatto tra i palestinesi che finiranno con alimentare nuove manifestazioni di violenza; 5) costringe il popolo israeliano a vivere in una condizione d’insicurezza e di guerra permanente con tanta parte del mondo arabo che comprime i propri spazi di libertà, di sviluppo e di democrazia; 6) rappresenta un grande ostacolo alla lotta al terrorismo e al fondamentalismo ed è una fonte continua di instabilità e insicurezza internazionale; 7) frena lo sviluppo del dialogo interreligioso; 8) limita la nostra libertà e ci impedisce di costruire la pace nel Mediterraneo e in Medio Oriente; 9) costringe da decenni l’Europa e la comunità internazionale a spendere inutilmente una enorme quantità di denaro senza ottenere alcun beneficio; 10) porta inevitabilmente allo scoppio di nuove guerre e atrocità;

riconoscendo che le città e gli enti locali europei possono contribuire a rafforzare il dialogo e la conoscenza reciproca con il popolo palestinese e con il popolo israeliano; alleviare le sofferenze del popolo palestinese e ricostruire la fiducia e la speranza nella pace; vigilare sulle violazioni e il rispetto della dignità e dei diritti umani; sostenere i familiari delle vittime e le forze di pace che operano da entrambe le parti; contribuire a rafforzare le istituzioni locali palestinesi; promuovere l’incontro e il dialogo tra gli Enti Locali israeliani e palestinesi; sensibilizzare i propri cittadini sui problemi del Medio Oriente e coinvolgerli in iniziative di solidarietà e di pace; rafforzare l’impegno politico dei governi europei e dell’Unione Europea per la pace in Medio Oriente;

dichiara
la propria volontà di contribuire attivamente alla risoluzione del conflitto israelo-palestinese e alla costruzione della pace in Medio Oriente mediante progetti di cooperazione e solidarietà con la popolazione palestinese, di promozione del riconoscimento reciproco e del dialogo tra israeliani e palestinesi, di diffusione della cultura della pace, dei diritti umani e della riconciliazione, di sensibilizzazione e mobilitazione della propria comunità e a questo fine
delibera
1) di aderire alla Rete Europea degli Enti Locali per la pace in Medio Oriente promossi dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i diritti umani con cui s’intende rafforzare l’impegno dell’Italia e dell’Europa in Medio Oriente partendo dalle comunità locali;
2) di definire, in accordo con il Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i diritti umani, un piano di azioni concrete che prevedano anche il coinvolgimento attivo della cittadinanza e in particolare dei giovani, delle scuole e delle organizzazioni della società civile;
3) di richiedere formalmente al Governo italiano di riconoscere lo Stato di Palestina.


Fano, 28 settembre 2011

Samuele Mascarin
Consigliere comunale di Sinistra Unita

lunedì 6 settembre 2010

ORDINE DEL GIORNO URGENTE ADESIONE ALL’APPELLO INTERNAZIONALE PER L’IMMEDIATA LIBERAZIONE DI SAKINEH MOHAMMADI ASHTIANI


Il Consiglio comunale di Fano

Premesso:

- che Sakineh Mohammadi Ashtiani è detenuta nel braccio della morte del carcere di Tabriz (Iran) dal 2006;

- che è stata condannata per aver intrapreso una relazione illecita, dopo la morte del marito, e per questo torturata e condannata alla pena di 99 frustate;

- che a seguito di un'ulteriore sentenza per adulterio è stata condannata alla morte per lapidazione;

Considerato:

- che la comunità internazionale si è mobilitata per la liberazione immediata della signora Sakineh Mohammadi Ashtiani;

Ribadita:

- la condanna nei confronti degli Stati che ancora adottano la pena di morte e la tortura e che non rispettano i diritti umani e civili;

- la totale disapprovazione per ordinamenti giuridici che prevedono disuguaglianze di genere o di altra natura;

- la distanza da ogni comportamento o cultura che discrimina le donne;

Sottoscrive ufficialmente l'appello internazionale per l'immediata liberazione di Sakineh:

"Una donna di 43 anni, madre di due figli, Sakineh Mohammadi-Ashtiani, rischia nella Repubblica Islamica dell'Iran l'esecuzione per lapidazione (dopo aver ricevuto come "punizione" pubblica, e in presenza di uno dei suoi figli, a titolo di "esempio", 99 colpi di frusta)".

"I suoi crimini agli occhi delle autorità politico-religiose di questo paese? L'adulterio, che non è un crimine né un delitto. Ma, soprattutto, la presunta complicità in un omicidio che è stata costretta a confessare, talmente costretta che ha poi subito ritrattato".

"Cosa bisogna pensare di questi metodi diretti a estorcere pretese verità? Noi, firmatari di questo testo, facciamo appello dunque alle autorità iraniane perchè mettano fine a questo tipo di procedure, oltre che a queste punizioni inique e barbare. Ci uniamo a tutte le iniziative già intraprese dalle organizzazioni di difesa dei diritti dell'uomo, quali Human Rights Watch e Amnesty International, a favore della signora Sakineh Mohammadi-Ashtiani e per il rispetto della dignità e della libertà di tutte le donne iraniane".

Chiede:

all'Assessore alle Pari Opportunità di promuovere in tempi brevi un'iniziativa di sensibilizzazione sulla vicenda di Sakineh.

Fano, 7 settembre 2010

Samuele Mascarin Consigliere comunale Sinistra Unita

mercoledì 11 novembre 2009

MOZIONE PER L’INTITOLAZIONE DI UNA VIA O DI UNA PIAZZA CITTADINA ALLA FIGURA DI ALEXANDER DUBCEK

Il Consiglio comunale di Fano

Ricordato che

- ricorre quest’anno il ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, evento che rappresenta simbolicamente la conclusione della lunga e drammatica stagione della “guerra fredda”;

- nell’Europa ancora divisa da quella che veniva chiamata “cortina di ferro”, alcuni eventi hanno avuto particolare rilevanza per portata politica e culturale nonché per impatto emotivo, e tra questi la “Primavera di Praga” del 1968;

- l’allora divisione bipolare del mondo, ha comportato una sorta di riconoscimento reciproco al controllo politico, economico e militare delle due aree da parte delle due superpotenze, USA e URSS;

- è stata così soffocata dalle truppe del Patto di Varsavia la svolta politica, democratica e popolare, che in Cecoslovacchia metteva in discussione tale equilibrio bipolare, rilanciando le aspirazioni di libertà, democrazia e giustizia sociale non solo del popolo cecoslovacco ma di tutti i popoli dell’Europa orientale;

- in quegli anni la nuova leadership cecoslovacca incarnata da Alexander Dubček - già esponente della resistenza antinazista nel paese - portava avanti politiche volte ad affermare un’originale esperienza di socialismo democratico in esplicita rottura con il regime sovietico, i cui primi atti furono l’abolizione della censura e del controllo delle istituzioni da parte del PCC;

- il nuovo corso impresso alla Cecoslovacchia da Alexander Dubček - il “socialismo dal volto umano” - era sostenuto da grandi raduni popolari e studenteschi, come quello più famoso al parco Julius Fucik;

- Alexander Dubček è stato primo leader politico europeo che ha avviato una stagione di concrete e organiche riforme democratiche all’interno dei paesi del blocco sovietico - conclusasi drammaticamente con l’intervento militare del Patto di Varsavia - con vent’anni d’anticipo rispetto agli eventi che hanno portato nel 1989 alla caduta del Muro di Berlino, e che per questo è da decenni unanimemente considerato dai democratici di tutta Europa un esempio di coraggio e valore civile, riconosciutogli dal suo stesso popolo in occasione della “rivoluzione di velluto” cecoslovacca del 1989 anche attraverso la sua designazione a Presidente del primo Parlamento federale eletto democraticamente dalla fine del Secondo conflitto mondiale;

Delibera

- di intitolare una via o una piazza cittadina all’emblematica figura di Alexander Dubček, per il suo importante contributo alla crescita e all’affermazione degli ideali di democrazia e libertà in Europa.

Fano, 10 novembre 2009


Samuele Mascarin / Consigliere comunale Sinistra Unita

lunedì 9 novembre 2009

ORDINE DEL GIORNO PER LA DEFINIZIONE DEI SERVIZI PUBBLICI COMUNALI PRIVI DI RILEVANZA ECONOMICA (ACQUA PUBBLICA)

Il Consiglio comunale di Fano

Premesso che:

- l’acqua rappresenta fonte di vita insostituibile per gli ecosistemi, dalla cui disponibilità dipende il futuro degli esseri viventi;

- l’acqua costituisce, pertanto, un bene comune dell’umanità, il bene comune universale, un bene comune pubblico, quindi indisponibile, che appartiene a tutti;

- il diritto all’acqua è un diritto inalienabile: l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti, l’accesso all’acqua deve essere garantito a tutti come un servizio pubblico;

- l’accesso all’acqua, già alla luce dell’attuale nuovo quadro legislativo, e sempre più in prospettiva, se non affrontato democraticamente, secondo principi di equità, giustizia e rispetto per l’ambiente, rappresenta:

- una causa scatenante di tensione e conflitti all’interno della comunità internazionale;

- una vera emergenza democratica e un terreno obbligato per autentici percorsi di pace sia a livello territoriale sia a livello nazionale e internazionale.

Conferma

- il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico integrato e che tutte le acque, superficiali e sotterranee, anche se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo criteri di solidarietà;

Riconosce

- il Diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico;

- che la gestione del servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, e quindi la cui gestione va attuata attraverso gli Artt. 31 e 114 del Dlgs. 267/2000;

Fano, 9 novembre 2009


Samuele Mascarin / Consigliere comunale Sinistra Unita