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giovedì 12 gennaio 2012

LETTERA APERTA ALL’ON. PAOLINI



Gent.mo On. Paolini
lo scorso settembre mi rivolsi pubblicamente a Lei per chiederle da cittadino prima che da avversario politico - in virtù di una comune e riconosciuta sensibilità rispetto al tema della lotta contro la criminalità organizzata - di votare la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni contro l’allora Ministro dell'Agricoltura Saverio Romano, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Lei rispose, garbatamente, spiegando il perché in tale occasione avesse votato contro tale documento. Ne presi atto, non condividendo nel merito la scelta ma apprezzando la franchezza e il tono della risposta.
Oggi ho seguito le cronache del suo intervento alla Camera in difesa dell’On. Cosentino, accusato di aver favorito un’organizzazione criminale come la camorra. Immagino l’imbarazzo e la vergogna che in questo momento attraversano il corpo della Lega Nord, una forza che ha costruito la propria immagine sugli stilemi del populismo giustizialista e che una volta ancora si ritrova invece a difendere un esponente del basso impero berlusconiano. Tuttavia avverto il bisogno di farLe presente, per quello che vale, che anch’io insieme a tanti altri nostri concittadini provo profondo imbarazzo, poiché Lei in virtù del vigente sistema elettorale, si ritrova oggi ad essere non solo parlamentare del suo partito, la Lega Nord, ma anche unico parlamentare espressione della nostra città. Imbarazzo oggi per le sue parole in difesa dell’On. Cosentino, imbarazzo domani quando il suo partito tornerà anche a Fano a parlare di legalità e lotta alla criminalità.
Cordialmente

Samuele Mascarin / Consigliere comunale Sinistra Unita

martedì 15 febbraio 2011

MASCARIN (SINISTRA UNITA): L'ITALIA NON E' SOLO "BUNGA BUNGA"...


In centinaia, donne e uomini, ragazze e ragazzi hanno riempito Piazza XX Settembre lo scorso 13 febbraio. Lo stesso è accaduto in tante altre città italiane, duecentotrenta, piccole e grandi, a nord e a sud. Oltre un milione di cittadine e cittadini sono scesi in piazza in tutta Italia. E’ successo, oltre ogni più ragionevole e rosea previsione: la parola femminile ha invaso la scena, per parlare di dignità, di libertà, di sapere e di lavoro, della relazione con gli uomini, delle generazioni, dei generi, della vita. Per rispondere ai piu’ recenti avvenimenti che hanno investito il nostro Paese e hanno visto la figura femminile per l’ennesima volta umiliata e mortificata.Tante donne, ma anche tanti uomini che rifiutano di obbedire a un comando culturale e politico in cui il rapporto tra uomini e donne è un rapporto gerarchico che discende, come ha osservato Nichi Vendola, da “un codice maschilista in cui le donne sono ornamento, preda dell’attività venatoria di un genere maschile malato di onnipotenza”. Nessun simbolo o bandiera di partito, solo tanta indignazione e la voglia di squarciare l’ipocrisia quotidiana, nello schermo deformante della rappresentazione mediatica a cui pareva essersi assuefatta l’Italia dopo vent’anni di berlusconismo. E’ invece emersa la vera faccia del genere femminile, quella cioè che lavora onestamente, che studia, che rappresenta eccellenze in tutti i campi del vivere quotidiano e che ha una dignità e un orgoglio da far valere. È anche emersa una forza civile che ha messo in luce, in modo quasi spietato, la povertà di una politica molto spesso autoreferenziale e misera di idee quanto di etica; una forza civile che, al tempo stesso, interroga e stimola chi non si arrende al declino, non solo economico e politico, di questo Paese. In questo senso quella del 13 febbraio è stata davvero una bella lezione che le donne hanno dato all’Italia e alla società italiana: una lezione di dignità di cui avevamo tutti bisogno.

mercoledì 28 aprile 2010

LA CRISI DEL CENTRODESTRA E NOI. LETTERA APERTA.


La recentissima crisi della Giunta Aguzzi è ormai un dato di fatto difficilmente contestabile. Fare previsioni oggi e’ difficile. Di certo la frattura interna al centrodestra aperta dal PDL e’ profonda e di natura strategica, e segna la fine di una lunga fase politica iniziata nel 2004 e ne apre una nuova dai connotati estremamente incerti e confusi.

Di fronte a questo quadro se il centrosinistra pensa esclusivamente di schierarsi secondo il dibattito interno al centrodestra fa un suicidio preventivo. Per questo è importante che noi tutti - il centrosinistra e piu’ in generale tutte le forze d’opposizione della nostra città - ci si interroghi sul deficit di «alternativita'» che oggi segna in maniera palese il campo progressista fanese.

In questo senso negare e rimuovere la sconfitta delle ultime elezioni regionali non fa che aumentare lo iato tra il dibattito interno che anima e a volte lacera le forze politiche del centrosinistra e una città profondamente cambiata in questi ultimi anni sia in termini socio-economici che politico-culturali: una città in cui oggi la politica si parla nella lingua della destra, padrona delle parole oltre che dell’agenda pubblica. Prescindere da un’analisi onesta e realista su come e perché Fano sia cambiata e stia tuttora cambiando i suoi connotati non è un buon punto di ripartenza.

Noi invece pensiamo che sia ora di uscire dall’immobilismo per rimettersi in movimento, abbandonando tatticismi e schemi precostituiti, ricostruendo il senso e la forza di una narrazione comune. Per fare questo a nostro avviso sarebbe utile definire in maniera limpida un patto programmatico tra tutte le forze di opposizione, a partire dai nodi principali che chiamano in causa il futuro della nostra città: Terme di Carignano, parco e aeroporto, ex-zuccherificio, acqua pubblica,… su questi temi sarebbe bene per tutti fare chiarezza e, se possibile, condividere e sostenere – anche con un alfabeto comune – queste battaglie. Non servono tavoli di concertazione o estenuanti quanto inconcludenti riunioni tra partiti o correnti, in attesa che poi altri fuori della nostra città scelgano infine per noi: schemi già visti, che vanno superati e abbandonati una volta per tutte a favore di un confronto e un dibattito orizzontale e trasparente.

E’ ora di cambiare e dobbiamo essere noi per primi a farlo, a partire dalle pratiche politiche. E’ ora di costruire l’alternativa a un centrodestra elettoralmente vincitore ma politicamente in lento e irreversibile dissolvimento, è ora – come avrebbe detto Enrico Berlinguer – di avere pensieri lunghi.

Fano, 30 aprile 2010

Samuele Mascarin / Consigliere comunale Sinistra Unita

Luca Stefanelli / Consigliere comunale Partito Democratico

mercoledì 10 febbraio 2010

10 FEBBRAIO, GIORNATA DEL RICORDO

Che oggi si ricordino le tragedie delle foibe e dell’esodo delle popolazioni giuliane e dalmate credo che sia un’importante conquista, perché troppo a lungo queste pagine della storia italiana ed europea sono state relegate ai margini della nostra memoria collettiva, vivendo così in ambiti angusti che non sempre ne hanno proposto la memoria in modo obiettivo e imparziale.

In questo senso credo che ci siano almeno due elementi da mettere a fuoco.

Il primo: il dramma delle foibe e dell’esodo non si colloca nell’ambito di una generica operazione di pulizia etnica ma di un processo nazionale rivoluzionario e cioè la costruzione della Jugoslavia comunista. Una rivoluzione che si afferma come tutte le rivoluzioni, con un bagno di sangue: è soprattutto sangue italiano – anche se non esclusivamente – perché all’interno della componente italiana, spesso anche nelle sue espressioni antifasciste, è largamente diffusa l’ostilità verso il progetto politico di cui sono portatori i nuovi poteri e cioè l’annessione alla nuova repubblica jugoslava.

Ma questo stesso scenario va collocato in una cornice piu’ ampia e problematica e qui sta il secondo elemento da mettere a fuoco.

E’ utile e opportuno ricordare che la Venezia Giulia e l’Istria hanno conosciuto e sofferto, dopo la prima guerra mondiale, la repressione di un fascismo di confine intriso di nazionalismo violento, piu’ violento che in qualsiasi altra parte del Paese, che lacerò – negandole addirittura – le minoranze slovena e croata, le quali per secoli hanno sempre costituito – insieme a quella italiana – le componenti essenziali di una comunità plurilinguistica che fu sempre, e che sempre avrebbe dovuto essere, ricca di cultura e di civiltà.

Questo nazionalismo aggressivo usò tutti i mezzi per emarginare le minoranze compresi il confino e le condanne a morte del Tribunale speciale fascista e dopo l’invasione della Jugoslavia da parte dell’Italia, della Romania, dell’Ungheria e della Germania nazista assunse – durante l’occupazione militare italiana della Slovenia e Croazia nel 1941 – le forme di una repressione violenta con rastrellamenti, fucilazioni, impiccagioni, esecuzioni sommarie e deportazioni di cui fu essenzialmente vittima la popolazione civile.

Gonars, Arbe, Renicci, Molat sono solo alcuni dei campi di concentramento italiani in cui furono internati in condizioni disumane i civili sloveni, croati ed ebrei. Solo nel campo di Arbe le stime dei morti variano da un minimo di 1400 a un massimo di oltre 4000. All’epoca il Generale Roatta, a capo della II Armata italiana, scriveva ai suoi ufficiali testualmente “di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone” e ancora “si ammazza troppo poco!”.

Ora, è lacerante pronunciare la condanna di ciò che ha fatto il tuo esercito, ma è piu’ lacerante tacerlo. Del resto il silenzio non sarebbe solo menzogna, ma credo ci priverebbe del diritto di condannare quello che è stato poi fatto alla popolazione civile italiana.

Cogliere la complessità di quelle che sono state nell’arco di oltre vent’anni le tragedie dei confini orientali credo per altro non solo non sminuisca minimamente l’orrore delle foibe e il dramma dell’esodo ma anzi conferisca a queste due drammatiche pagine della Storia italiana un valore civile se possibile ancora maggiore, sottraendole alla retorica patriottarda e consegnando invece alle nuove generazioni, italiane ed europee, una memoria viva carica di significato e di insegnamenti.

Le dittature, i nazionalismi, la guerra sono oggi come allora i mostri generati dal sonno della ragione, che ancora pochi anni fa proprio nella ex-Jugoslavia hanno purtroppo mostrato tutta la loro bestiale vitalità e attualità.

In questo senso credo che sbagli chi intende la Giornata del Ricordo come una giornata di coccarde e gagliardetti: il 10 febbraio deve invece essere una giornata che parla al futuro nostro e degli altri popoli, europei e non, un futuro in cui l’impegno comune deve e dovrà essere quello di bandire una volta per tutte razzismo, intolleranza, guerre e nazionalismi.

mercoledì 27 gennaio 2010

27 GENNAIO, GIORNATA DELLA MEMORIA

L’intervento di Samuele Mascarin, Consigliere comunale di Sinistra Unita, alla celebrazione della Giornata della Memoria svoltasi questa mattina presso la Sala Verdi del Teatro della Fortuna di Fano.

Parlare della Shoah non è facile, nella misura in cui anche solo trovare le parole che possano descrivere e contenere l’incommensurabile orrore di Auschwitz, Treblinka, Sobibor, e in generale del sistema concentrazionario nazista, è quasi impossibile.

In questo senso è sempre incombente il rischio di affrontare la Shoah e la sua memoria in termini puramente emotivi, sacrificando quindi la lucidità necessaria invece a cogliere la reale portata di quegli eventi in tutta la loro complessità e in tutta la loro drammaticità.

Invece ci vuole lucidità, tanta, per cogliere quanto razionale – e quindi, paradossalmente, umana – fu la macchina dello sterminio e la logica, anche politica, che ne fu necessario presupposto e fece si che oltre agli ebrei fossero inghiotti nell’orrore dei campi di concentramento e di sterminio anche rom, omosessuali, Testimoni di Geova, disabili, antifascisti, minoranze etniche.

Al tempo stesso è indispensabile cogliere la complessità della Shoah nei termini precisi della SUA bestiale realizzazione, avendo la consapevolezza che essa fu possibile nelle sue forme e nelle sue dimensioni nella misura in cui essa - oltre ad essere un progetto scientificamente pianificato dal punto di vista organizzativo e ideologico da un governo, quello della Germania nazista – vide la collaborazione convinta e attiva di tante e di tanti, non solo in Germania ma in tutta Europa.

Paesi Baltici, Ucraina, Polonia, Croazia, Romania, Ungheria, Francia, Belgio, Olanda, Italia… furono milioni e milioni le persone diedero il proprio contributo al dispiegarsi della macchina dello sterminio.

Ben prima della Shoah le leggi razziali in Italia furono introdotte non da governanti nazisti, ma italiani.

A spogliare le case del Ghetto di Roma dopo il rastrellamento degli ebrei non furono nazisti, ma italiani.

Ad arrestare e caricare sui vagoni piombati per Auschwitz Primo Levi non furono nazisti, ma italiani.

E’ bene ricordare tutto questo, come è bene ricordare che tanti, tantissimi in Italia e in Europa si opposero a tutto questo, nascondendo e proteggendo i propri vicini di casa o compagni di scuola, disobbedendo agli ordini e alle minacce, sabotando, informando, spesso combattendo con le armi, a volte preferendo condividere le stesse sofferenze delle vittime piuttosto che schierarsi, anche solo con il silenzio, dalla parte dei carnefici.

La Shoah è stato anche questo, sono anche stati i cosiddetti “giusti”, troppo spesso dimenticati anche quando legati alla nostra storia piu’ di quanto noi stessi immaginiamo: basti pensare all’Hachsharà di Fano e ai 150 sopravvissuti ebrei che la nostra comunità ha accolto e aiutato nell’immediato dopoguerra.

Per questo mi pare giusto ringraziare le scuole, agli studenti e agli insegnanti che da anni investono sui progetti di memoria storica, rendendo giornate come queste non mera celebrazione ma – fortunatamente - esercizio di memoria viva e di impegno civile.

martedì 15 settembre 2009

MASCARIN (SINISTRA UNITA): ALLARMANTE L'INCONSISTENZA DELLE LINEE PROGRAMMATICHE DELLA GIUNTA AGUZZI

Le “linee guida programmatiche” che la Giunta Aguzzi ha presentato ieri sera in Consiglio comunale sono connotate, in maniera allarmante, dalla totale assenza di una visione strategica tanto sul presente quanto sul futuro della nostra città, mentre sono completamente assenti proprio quei contenuti di analisi e programmazione che dovrebbero invece definire e caratterizzare l’azione dell’ente locale sul medio e lungo periodo con specifico riferimento al reale stato delle cose nella propria comunità.

Le linee guida della nuova giunta di centrodestra si rivelano infatti, ad un attento esame, essere piuttosto una somma – raffazzonata e disorganica – di concetti generici e astratti senza alcun diretto riferimento alla città di Fano, al punto da poter essere tranquillamente adattabili a buona parte degli oltre 8mila comuni italiani.

Entrare nel merito di queste proposte in modo approfondito e serio è perciò impresa ardua, ma vale comunque la pena di provare a individuare sinteticamente le principali contraddizioni che le caratterizzano per impostare quindi una riflessione generale.

Per quanto riguarda le attività produttive è sconcertante lo iato tra ciò che si afferma di voler fare e ciò che si fa nella realtà: si esaltano ad esempio "le imprese che hanno innovato e fatto ricerca" quando poi, alla prova dei fatti, il Comune di Fano ha cancellato con il Parco Tecnologico l'unica concreta possibilità di aiutare le piccole imprese a fare ricerca e innovazione insieme alle università. Riguardo al turismo: l'aver riportato la destinazione industriale nell'area ex zuccherificio ha forse rappresentato l'atto più grave di tutta la vicenda del PRG appena approvato; quella scelta ha infatti rappresentato un passo indietro incredibile rispetto alla vocazione e alle potenzialità turistiche della nostra città e alla possibilità di essere la “porta” del Tirreno sull'Adriatico con il completamento della Fano/Grosseto. In tal senso inoltre – quanto all’emergenza della viabilità – la mancata priorità data al completamento dell’interquartieri rende difficile immaginare che infrastrutture come la terza corsia, la complanare e i nuovi caselli (di competenza di ANAS e Società Autostrade) potranno impattare positivamente sul caos del traffico cittadino, con buona pace di ciclisti, pedoni, disabili.

Tuttavia le linee programmatiche, pur nella loro sostanziale inconsistenza, contemplano alcuni passaggi molto interessanti, che vale la pena richiamare pur sommariamente

Ad esempio, si ammette finalmente, in maniera esplicita, che la S.T.U. (Società di Trasformazione Urbana) aveva ed ha un unico scopo: quello di garantire una funzione “dinamica” del patrimonio pubblico... e non è forse un caso quindi che il tema la ex-Caserma Paolini sia di fatto scomparso dal documento di programma: ma non doveva essere la piu’ grande e prestigiosa operazione di questa Amministrazione?

E ancora, le linee programmatiche della Giunta indicano che il Patto di Stabilità “non consente di far fronte agli impegni contrattuali già assunti in anni precedenti per opere pubbliche in corso di realizzazione”, ammettendo in buona sostanza che grazie al patto di stabilità del Governo Berlusconi non si potranno fare investimenti nei prossimi anni e che sarà difficile non rispettarlo perché la contropartita sarebbe automaticamente il taglio dei trasferimenti al Comune di Fano da parte dello Stato. Cosa quest’ultima non da poco se si considera che, in teoria, il Consiglio comunale prossimamente dovrebbe decidere a quali parti del PRG appena approvato dare la priorità tenuto conto delle risorse finanziarie del Comune di Fano per la realizzazione delle opere pubbliche legate alle nuove urbanizzazioni. Ma come farà il Comune di Fano a muoversi in questa direzione – ad esempio pensiamo, in prospettiva, all’emblematico progetto delle Terme di Carignano - visto e considerato che il Patto di Stabilità oggi come oggi impedisce di fatto qualsiasi nuova opera?

Insomma, il documento di programma della Giunta Aguzzi di importante programma ben poco, lasciando spazio a molte domande e, crediamo, anche a un giustificato allarme rispetto al futuro della nostra comunità. In particolare come Sinistra Unita segnaliamo, tra le tante deficienze, la macroscopica assenza in queste linee programmatiche di qualunque riferimento concreto alla drammatica crisi economica e occupazionale che ha colpito in quest’ultimo anno Fano, rispetto alla quale non si ha ancora a tutt’oggi un quadro – fatto non di demagogia e retorica ma di dati e cifre – sull’impatto che ha avuto, ha e avrà sul tessuto sociale cittadino e su quali risposte sono state messe in campo finora dall’Ente Locale e soprattutto quali interventi si pensa di mettere in campo per creare le condizioni affinché la nostra comunità possa uscire dalla crisi e non rimanere tagliata fuori dal processo di ripresa che dovrebbe avviarsi nel prossimo anno/ anno e mezzo.

Anche per questo, come gruppi consiliari di opposizione, abbiamo avanzato la proposta di un Consiglio comunale monografico sulla crisi economica, occupazionale e sociale che ha investito la nostra città, perché a differenza di qualcuno crediamo che la bellezza da sola, purtroppo, non basterà a salvare né i lavoratori in cassaintegrazione né i giovani neolaureati senza futuro... E sarebbe ora, invece, di interrogarsi su cosa la politica può e deve fare per loro, senza inganni e senza strumentali diversivi.